forse

venerdì 25 maggio 2018

Google come alibi

Sia chiaro che il signor Google non ospita gratis le mie parole, in cambio si fa un dose massiccia di affari miei (almeno valgono come alibi) e più o meno direttamente anche dei vostri: utilizzando coockies, una funzione innocente come una conversazione al bar dove nessuno s'è mai fatto scrupoli.
Da oggi è obbligatorio comunicare l'utilizzo (da parte di Google) di questa prassi piuttosto abituale, insomma adesso sarete lettori più informati.
Se questa pagina vi fosse segnalata come "sito non sicuro" dipende certamente dall'utilizzo di software antivirus gratuiti che non vanno troppo per il sottile... ma siamo seri! Se fossi un bravo hacker di certo non starei qui a far salotto. 
Insomma sono innocente, l'impiccione è sempre Google o tutto ciò che vuole apparire gratuito, esattamente come i punti della benzina, del supermercato, ecc.
Confesso di avere sempre utilizzato un contatore che individuerebbe i miei lettori, ma leggerlo mi imbarazza perché mi sento più libera conservando la sensazione di parlare con dei perfetti sconosciuti.
Nessuna novità, Google ha sempre utilizzato ogni diavoleria lecita, la differenza sta solo nel fatto che da oggi bisogna dirlo per legge, come gli effetti secondari dei farmaci sul foglietto illustrativo.
Io sono impressionabile e non li leggo mai, mi pare un'esagerazione che per combattere un banale mal di testa possano essere previste dodici righe di iatture.
Ogni situazione ha un lato positivo, questa navigazione è un alibi di ferro.