forse

martedì 3 febbraio 2015

Non chiamatela donna

immagine www.larousse.fr (Marat)
La felicità è soggettiva come il mal di pancia, ciascuno ha la sua e non si può descrivere.
Ho conosciuto più d'una persona che si mette a scrivere in stato di ebbrezza, in tanti l'hanno fatto anche sotto l'effetto di sostanze: in qualche caso si è assistito al genio, il più delle volte si osserva la miseria.
La gioia è più potente di qualunque sostanza, accade dentro di noi, spesso inspiegabilmente; come un liquido s'infila dappertutto, anche in quella zona dell'anima che abitualmente fa il tiro a bersaglio con illusioni e sogni... alla felicità non gliene importa niente di parlare.
C'è stata una sola notizia che quasi mi mettevo a scrivere ringhiando: una donna, a Udine, ha tagliato il pisello ad un amante... chi era lei, chi era lui e tutti i come mai non contano. 
Conta che io quella lì non la voglio chiamare "donna", ho provato vergogna al posto suo, ho capito come si sentono gli uomini normali quando leggono di "femminicidi"... è orribile.
La violenza fisica è la sconfitta della ragione, la violenza di genere è l'impossibilità dell'amore.
Ma quanto mi sembra assurdo cercare soluzioni per cose che basterebbe non fare: siate pigri.