forse

martedì 21 ottobre 2014

Leggermente

PH. FRANCO WENDLER
Oggi ho usato la terapia pesante. 
Ieri m'era venuto un magone pazzesco e stamattina avevo l'anima come un quadro di Picasso... non esiste un perché per tutto questo, se esistesse l'avrei ucciso quel perché oppure avrei dormito fino a quando si asciugava da solo.
Ma adesso non faccio più come mi pare, alla mattina mi alzo e devo andare: l'ho promesso. 
Anche col malumore affronto vecchi palettati, camion dei rifiuti, impediti sugli scooter e traversie innumerevoli per raggiungere questo ufficio, in centro: avevo scordato il rumore insopportabile del traffico che sopra il mio umore cupo è stato troppo, non ne potevo più.
La terapia pesante consiste nell'acquisto di un abito colorato che deve anche piacermi. 
Ho incenerito una commessa che mi ha proposto un capo leopardato, le ho detto: "non lo sa che presto sarà illegale?", era perplessa, ma io dovevo ripigliarmi santo cielo! 
I capi leopardati sono come il vino nel cartone, la margarina al posto del burro e i vecchi con il giubbottino di pelle scamosciata color beige che fa tanto amarcord... l'anticamera del tamarro è sconfinata. 
L'uomo col giubbottino scamosciato usa le mutande alla Ridge, non capisce un tappo di vini e crede che guardare la tv sia un hobby.
La donna col vestito leopardato usa biancheria di pizzo sintetico, distingue i profumi dal prezzo e per Natale vuole il botulino.
Dubito che esista qualche dio che li produce e certo non serve il diavolo per accoppiarli.
...ah, dicevo del mio abito blu come il fondale dell'oceano: sono guarita.