forse

venerdì 16 settembre 2016

Sanità da incubo

Si spera sempre di no, ma può accadere di sentirsi male di sera, anche a Trieste.
La guardia medica è intervenuta in un tempo assolutamente ragionevole e ha disposto il mio ricovero qualora vi fosse stato un peggioramento.
Durante le notte è salita la febbre, così ho dovuto utilizzare il bonus ricovero: apriti cielo!
In ogni caso si viene valutati in pronto soccorso dove un'infermiera che mi chiamava "cara" con lo stesso tono con cui io dico "stronza" tentava di infilarmi nelle vene il cosiddetto "accesso venoso" utilizzando un ago grosso quanto uno stuzzicadenti con la perizia di un macellaio.
(il sangue sul camice è dovuto all'aggressione della "cara" infermiera, io non sanguinavo).
Dopo che mi ha squartato il braccio sinistro è passata al destro, altri due dolorosi buchi inutili e le ho ingiunto di levarmi le mani di dosso e starmi bene alla larga "cara-un-tappo", il medico guardava, ma si è atteggiata a Svizzera; dopo un po' è arrivato un vero infermiere che ha provveduto senza problemi e senza chiamarmi "cara", ma signora.
Poi mi hanno mandata in radiologia dove un giovane bello e bravo mi ha detto che avrei avuto diritto a chiedere ed ottenere un camice pulito... mi è sembrata una buona idea, appena uscita dalla radiologia ho intercettato un'infermiera che mi ha fornito il camice pulito... ma quello sporco e rimasto sulla scomodissima barella che è stata il mio "letto" fino a quando non ho deciso di andarmene.
Non mi sono state somministrate le mie abituali terapie, non mi era concesso di bere, ma per la fisiologica facevano a scarica-barile decidendo che (visto che la mia ultima destinazione sarebbe stata la gastroenterologia) tutti i farmaci che mi spettavano potevano essermi erogati lì... compreso il letto che dopo 14 ore di barella ancora non si vedeva!
Quello che non hanno potuto fare a meno di somministrarmi è stata una flebo di Tachipirina perché avevo la febbre.
In quell'ospedale ci fa un tale freddo che i camici dovrebbero farli di lana.
Non avevo una diagnosi, tutti mi messaggiavano chiedendomi "che hai?"... non sapevo cosa dire, quindi ho domandato, risposta: "non lo sappiamo perché lei è allergica (sempre colpa del paziente) quindi le faremo la tac con il contrasto il 20 di settembre... ed era il 15!
Sempre in barella mi hanno provvisoriamente ricoverata in un reparto (adesso esiste il precariato anche all'ospedale) che brulicava di specializzandi sfruttati, giovani che solo per essersi iscritti a medicina devono passare 7 ore al giorno a fare più o meno il lavoro degli inservienti.
Quando è arrivato il primo parente a farmi visita, assetata, affamata e con le ossa rotte volevo scendere al bar... hanno anche provato ad impedirmelo e tentato di rabbonirmi dicendomi che il mio letto era "quasi" pronto.
In quel momento ho realizzato che se non ero ancora morta dopo tutti quei maltrattamenti sommati al mio malessere avevo buone possibilità di sopravvivere fuggendo da quel posto.
A casa mi è di nuovo salita la febbre, all'ospedale ho rimediato anche una bella bronchite e il mal di schiena, questa mattina mi ha vista il mio curante e adesso mi curo anche la bronchite... a casa...
Sono stata dimessa "contro parere medico" perché se crepo loro sono a posto? Sarebbe interessante sapere come la mettiamo con la bronchite e le omesse terapie... c'è pericolo che io debba ritornare, ma è proprio un pericolo!... di doverci finire quando ti devono prendere per i capelli con la speranza di averci abbastanza capelli.
L'ospedale dovrebbe essere un luogo sicuro, questi non sono tagli alla sanità sono tagli alla salute, alla dignità e alla vita dei cittadini.