forse

lunedì 30 maggio 2016

Cent'anni di sonno

H.M. Rheam
È bastato formulare un vago proposito di prendere un po' di sole che s'è fatto settembre, comincio a vederci una certa reciprocità: io non sopporto il sole e lui non ama me.
Faccio parte del popoloso club di quelli che amano dormire con le coperte addosso anche d'estate e l'aria condizionata non è la stessa cosa del fresco naturale, quell'aria notturna che ci posso distinguere i profumi che attraversano il mare infilati tra le pieghe di una brezza.
L'abbraccio di una coperta è il luogo sicuro per abbandonare il corpo e andare, il letto è la busta in cui divento lettera dove si narrano i sogni senza destinatari né destino e posso ricordarli come un'ispirazione o scordarli in cambio di qualche istante di pura nostalgia.
Non c'è proprio da stupirsi se il malumore imperversa, raramente la vita vale l'abbandono del comodo rifugio, se fossi stata la "bella addormentata nel bosco" io gli avrei dato un pugno a quello lì... altro che baci: nessun principe azzurro vale cent'anni di sonno.