forse

mercoledì 20 aprile 2016

Il sogno

"Le reve" T. de Lempicka
Uno dei peggiori modi che utilizzo per confortarmi da sola consiste nell'addossarmi responsabilità che probabilmente non ho mai avuto, mi dico "sono io che l'ho permesso" nemmeno avessi mai potuto impedire in tempo utile che qualcuno più o meno volontariamente mi ferisse.
Ormai mi sto assumendo la totale responsabilità di non essere andata a vivere in un paese molto lontano sotto falso nome, magari cambiando sesso e religione.
Beh, non l'ho fatto... allora è tutta colpa mia se continuano a pulirsi le scarpe con la mia sensibilità, trovare noiose le mie premure e saturarmi l'anima di gas al vaffa@ avvelenandomi pur senza mai uccidermi davvero.
Colpa mia che cerco di barattare gli articoli sbagliati ed aspettarmi sorrisi o buone parole in cambio dei miei sforzi a volte disumani... e sono stanca.
Mi arrabatto tra leggende e manuali nel tentativo di essere proprio come vorrebbero, cerco di essere adatta e confacente per le aspettative e le esigenze per destinatari di affetti che m'infestano l'anima come fantasmi inutili.
Sotto il peso di tanta responsabilità che in confidenza chiamo "frustrazione" voglio partire per il posto più lontano che conosco, quel luogo meraviglioso e irraggiungibile dove non volano asini o galline.
Vado in vacanza nel deserto del silenzio, alloggerò all'hotel "chemeneimporta" e medicherò il mio cuore scoppiato con le lettere di chi mi sa parlare.