forse

martedì 15 dicembre 2015

Le differenze....

Noi uomini di genere femminile ci ritroviamo spesso umiliate da atrocità dai nomi discriminatori quali "quote rosa" e "femminicidi" perché devono sempre sembrare una specie di concessione i diritti di un uomo di genere femminile.
Quindi mi girano le scatole per principio.
Perché fuori da una sala parto o tutti quei luoghi dove le cose sono strettamente legate all'identità sessuale e relative funzioni, la parità dovrebbe consistere in qualcosa di normale e non continuamente evidenziato col pennarello rosa fucsia (che è pure un colore orribile).
Se una donna piacente si trova seduta su una poltrona di una certa importanza stanno lì tutti a domandarsi "a chi l'ha data" e adesso per peggiorare la situazione si aggiunge la domanda "di chi è figlia", come se una donna non avesse nemmeno il diritto di essere scema o stronza del suo, sempre un oggetto, il mezzo di qualcun altro, amante o padre, ma munito di pene e privo di scrupoli nell'abusare della sgallettata di turno.
Personalmente spesso non mi sento rappresentata da politici vari, indipendentemente dal loro genere sessuale e senza insultarle in quanto donne, chiederne le dimissioni dovrebbe essere una faccenda strettamente etica.
Nei romanzi sulla mafia la "famiglia" è un valore molto sopravvalutato e da lettrice ignara, proprio come fossi appena arrivata da Marte, mi rimarrebbe solo la sensazione di allarmanti similitudini tra l'ambiente politico e quello mafioso.
Baciamo le mani.