forse

mercoledì 4 febbraio 2015

Giovani uguali

immagine dal web
Nella strada dove lavoro c'è la sede di un istituto professionale, l'età media dei frequentatori sembra la stessa di qualunque liceo: hanno dai 14 ai 18 anni.
Io arrivo sempre in anticipo perché mi è capitato di far tardi per motivi svariati, quindi per cinque minuti di percorso io esco mezz'ora prima e quasi sempre ho il tempo per un caffè.
Questi giovanissimi stanno fuori dalla scuola e fumano come quelli delle barzellette fuori dalla sala parto, sono vestiti senza nessuna logica e prevalentemente malissimo: le ragazzine portano la calzamaglia con il giubbotto corto, hanno il trucco pesante e stanno in gruppi di almeno quattro per darsi coraggio, sembrano incatenate l'una all'altra.
I maschietti sono una minoranza, portano pantaloni mimetici o jeans con il cavallo basso e la mutanda fuori, si capisce che sono maschi perché non hanno il trucco e niente calzamaglia, ho notato che alcuni non portano i calzini anche quando fa freddo.
Non c'è nulla di strano: a scuola ci siamo andati tutti, ciascuno nella sua epoca ha indossato indumenti terribili, patito il freddo per seguire una moda, fumato come un turco e cretinate varie: l'adolescenza  è l'ultima malattia infantile: orecchioni, varicella e tutto, infine adolescenza e dopo arrangiati.
Fanno una cosa che ai tempi miei non si usava e - che io sappia, nemmeno ai tempi di mia figlia... la fanno tutti, maschi e femmine con una naturalezza che da i brividi: sputano a terra!
Gettano grandi quantità di DNA sul suolo pubblico e fanno schifo, non c'è dubbio: è un gesto di rara volgarità, ma io ci trovo pure del disagio, anche il mio nell'osservare quell'assurdo bisogno di essere tutti uguali nel paradossale tentativo di distinguersi.