forse

venerdì 2 maggio 2014

Pane al pane

ph. Elena Dessì
Non ho capito niente ed anche se ho capito fa lo stesso.
Me lo devono dire chiaramente, qualunque cosa sia dev'essere chiamata col suo nome: una sedia è una sedia, un fiore è un fiore... Posso disquisire su "quale" sedia o quale fiore, ma non accetto comunicazioni sovversive.
Detesto quelle maledette frasi e comportamenti che "lasciano intendere", ma non dicono e io rimango lì come un foglio di carta sotto l'acqua, ho capito perfettamente... ma... poi la responsabilità sarebbe solo mia. Sempre in tempo per dirmi che mi sono immaginata tutto, non era vero niente e "chi l'ha detto mai?"
Non ci casco più.
Ho capito la velata minaccia, il sottile ricatto e la sommessa preghiera. 
Ho capito e mi rimbomba tutto nel cervello fino a quando è solo quell'arte a rubarmi l'attenzione, quel modo dannatamente esplicito di dire una cosa per un'altra eppure farsi intendere.
Forse è che nemmeno ci ho mai provato, è già tanto faticoso tutto questo capire ciò che non viene detto. Per non parlare dell'orrore di dire io qualcosa  e che a sua volta venga "interpretata".
Non si abusa della sensibilità e dell'empatia. Io rido degli equivoci e per tutto il resto sono scema.
I fiori vanno messi in acqua... vedi un po'...