forse

sabato 1 marzo 2014

La gioia

Oggi non ho un sacco di cose da fare, oggi voglio fare un mucchio di cose.
Scrivere della felicità è una sfida e io non ne ho mai lasciata cadere una sola, ho la cretineria automatica per le sfide, faccio anche dei giochi idioti su Facebook... se mi sento sfidata.
Quindi quest'idea di parlare della gioia è una cosa da fare, perché dopo tutte le medaglie vinte alle olimpiadi del dolore sono diventata un'autorità in fatto di gioia e felicità.
La vita si capisce anche alla rovescia e la gioia può somigliare a un dolore che ti abbandona, un timore che non si avvera o tutto quello che poteva andare peggio e non lo fa.
... e chi si lamentava?
La felicità è tutta un'altra faccenda.
Difficile da spiegare perché non è neppure un gran bel sogno che si avvera, poca roba: la felicità è più grande, è un sogno che nemmeno pensavi di poter sognare, è libertà, quella che non può finire mai e pazienza se un concetto così non ti entra nemmeno nel cervello, tanto non ce la puoi fare a pensarla.
La vedi galleggiare sulla birra e ne senti l'odore nei capelli, la mangi sulla pasta alla carbonara e ti attraversa le orecchie con la musica... la felicità va a finire ovunque e dappertutto, ma non si riesce a spiegare.
Insomma bisogna provarla per poterla pensare e poi non pensi affatto: lo diventi.
Sono un ammasso di felicità che fa casino.