forse

sabato 29 marzo 2014

Farina

Sabato fritto con i dolori sistemati dentro al male di stomaco. Sabato che sembra primavera e, probabilmente: è.
Subisco me stessa in una scomoda convivenza di illusioni e logica, mi racconto leggende da poter ricordare in un domani lontano. Ma il trucco è il bisogno di credere di averne di domani.
Ho sognato qualcosa e altre cose credo di averle vissute per davvero. 
Però, quando ne voglio scrivere, non ci trovo nessuna differenza: l'immagine di lei con il mio libro in mano, la bocca che sorride là davanti e gli occhi tristi, giù, in fondo, lontano... mi ha tolto il respiro.
L'ho desiderata così tanto da vederla? Allora può davvero accadere tutto quello che desidero tanto?
Ok, spesso desidero delle gran cavolate, cose banali che mi infastidiscono e dolori inutili.
Quindi mi sono presa in giro, mi sono detta: "sembra una di quelle foto che spediscono i rapitori"... e ho riso, in ogni caso, lo so che non è lei e non può essere. Ma mi veniva da piangere lo stesso.
Non ci starei a soffrire tutto quanto daccapo, è stato troppo, tanto da non poterlo ricordare, perdere la memoria e le paure.
La vita senza paura è solamente un poco più noiosa.
In fondo, mia madre stava sempre con qualche libro in mano, non mi è stato difficile ingannarmi.
Sabato di primavera, dovrei mettere vestiti più leggeri ed essere felice, felice senza senso a rotolarmi nei sogni come un calamaro dentro la farina.