forse

sabato 18 gennaio 2014

Vita ruvida

L'insistente gocciolare che sentivo non era dovuto alla pioggia, era la macchina del caffè cattivo, quello che bevo a litri come nei polizieschi americani.
Sono andata in cucina scalza e senza occhiali, prima di riuscire a toccare il bricco ho messo un piede in una piccola pozzanghera ed ho pensato la prima parolaccia del giorno: stupida macchina, neanche producesse nettare degli dei.
Ho previsto il futuro: caffettiere con sabbia di caffè per tutta casa, dimenticate sul fuoco mentre ti lavi i denti a schizzare dappertutto e quando versi il caffè in qualche modo ti scotti, sempre.
Infine ho ricordato mio marito, il secondo, mi portava il caffè a letto tutti i giorni, ma è come comprarsi un cinema per guardare un film.
Svegliarsi è un impatto doloroso con un mondo sgangherato e ostile. Il cellulare squilla, la mia amica mi domanda come sto... toh, avevo scordato la scure tra le scapole, riflettevo sul terzo rubinetto: acqua calda, acqua fredda e caffè.
Non ho quasi mai pretese eccessive, ma quel "quasi" è sempre molto sottovalutato.
Mi sono organizzata una colazione da film, con tanto di spremuta ed un bel libro, grata di non avere attorno un branco di drogati che la mattina ridono e fan casino strafogandosi di merendine.